Isaac Newton: la
sua vita
Isaac
Newton era nato il giorno di Natale del 1642, l'anno della morte di Galileo,
nella casa di sua madre a Woolsthorpe, nel Lincolnshire. Suo padre era morto
prima della sua nascita e sua madre si risposò subito; Newton venne allevato da
sua nonna.
Non sappiamo granché dei suoi studi universitari. La sua fanciullezza non fu
particolarmente degna di nota, ma a scuola aveva la reputazione di essere un
abile meccanico; sembra che se ne accorgesse il gatto di famiglia che venne
fatto sparire mediante un pallone ad aria calda fabbricato da Newton.
Secondo un aneddoto riguardante la gioventù trascorsa a Grantham, Newton sarebbe
stato visto giocare da solo in una giornata di vento. Con la schiena voltata al
vento, avrebbe fatto un lungo salto; dopo averlo misurato si sarebbe voltato con
la faccia al vento e avrebbe ripetuto il salto. Dal calcolo della differenza tra
i due salti egli avrebbe tentato di risalire alla forza del vento. Ecco cosa
faceva la gente annoiata prima che fossero inventati i computer!
All'età di 20 anni Newton andò al Trinity College di Cambridge, dove avrebbe
vissuto per trent'anni. Entrò all'università nel 1661 come "borsista", dato che
era troppo povero per mantenere il tenore di vita degli altri studenti, venne
aiutato dal suo college. Si laureò a Cambridge nel 1664. Il 1665 e il 1666
furono gli anni della peste, un periodo che egli trascorse a casa con sua madre,
mentre aspettava di poter tornare in Università. Gli "anni di peste" a
Woolsthorpe furono i suoi anni d'oro, Newton scoprì la matematica e la gravità.
Da studente non aveva ricevuto un buon insegnamento e la maggior parte di quel
che sapeva lo imparò da solo.
Newton tornò a Cambridge, e nel 1669 il suo docente, Barrow, il Lucasian
Professor di Matematica all'università (posto attualmente occupato da Stephen
Hawking), si convinse a tal punto del genio di Newton da cedergli la sua
cattedra dimettendosi. Newton aveva 26 anni.
Quando il famoso libro di Newton, i "Principia" venne pubblicato nel 1687 egli
divenne celebre, e fu costretto ad abbandonare la sua vita riservata. Nel 1689
divenne membro del Parlamento e nel 1696 si trasferì a Londra per lavorare alla
Zecca Reale. Con l'andare del tempo ne divenne il direttore e poi Presidente
della Royal Society.
Newton venne nominato cavaliere dalla regina Anna nel 1705.
Morì nel 1727 e venne sepolto nell'Abbazia di Westminster. Alla sua morte i suoi
beni personali ammontavano a 32.000 sterline - una notevole fortuna a quei
tempi. Egli aveva ricevuto un sostanzioso salario di 600 sterline annue dalla
Zecca Reale, ma aveva anche una commissione di uno scellino e 5,5 pence per ogni
sterlina d'argento che veniva coniata: una gratifica di circa 1.000 sterline
annue da aggiungere alle sue entrate.
Proprio un bell'impiego!
Cosa ha detto
Newton
Newton fece tre grandi scoperte: una sulla luce (che la luce
bianca è in realtà composta da luci colorate), una in matematica (la scoperta
del calcolo, o meglio delle flussioni) e una in astronomia (la gravitazione
universale). Questa immagine mostra Newton che compie un esperimento di ottica
davanti a un pubblico nel suo laboratorio.

Comunque sono la gravitazione universale - e le sue leggi del moto - che ci
interessano maggiormente qui.
In fisica e astronomia Newton scoprì con quattro leggi importanti: tre leggi del
moto e la legge della gravitazione universale (spiegate in seguito) .
Newton esaminò le conclusioni di Keplero e si chiese: perché le orbite sono
ellittiche? Newton intuì che, per rispondere a questa domanda, era necessario
ricorrere al concetto di forza e di moto. La sua grande conquista fu la
formulazione della legge di gravitazione universale ("ogni corpo attrae ogni
altro corpo con una forza proporzionale alla massa di ciascun corpo, e più
grande è la distanza fra i corpi, minore è la forza").
Avendo concepito l'idea della gravitazione universale, Newton la verificò
immediatamente calcolando il moto della Luna intorno alla Terra. Se la Luna
segue la sua orbita perché la Terra la attrae, allora la Luna è come una palla
che sia stata lanciata molto forte: sta cadendo verso la Terra, ma va tanto
veloce che la manca di continuo. La Luna continua a girare in tondo perché la
Terra è rotonda. Newton si chiese quanto grande dovesse essere la forza di
attrazione: "Dedussi che le forze che tengono i pianeti nelle loro orbite devono
essere reciprocamente come i quadrati delle loro distanze dai centri intorno a
cui girano; e così confrontai il fabbisogno di forza per tenere la Luna nella
sua orbita con la forza di gravità alla superficie della Terra; e le trovai
pressappoco corrispondenti".
Newton raggiunse un risultato che nessuno aveva mai supposto prima: che una
legge universale governa il maestoso meccanismo del cielo. Ma egli non pubblicò
le sue conclusioni; invece tornò a Cambridge nel 1667 e proseguì nel suo lavoro.
Solo nel 1684, quando ci fu una controversia fra Sir Christopher Wren, Robert
Hooke e il giovane astronomo Edmond Halley, Newton venne coinvolto. La
discussione verteva sul trovare una risposta alla domanda "Supponendo che il
Sole spinga un pianeta con una forza così e così, come dovrebbe muoversi il
pianeta?" Hooke disse che poteva rispondere - e Wren gli offrì 40 scellini a
condizione che presentassi la risposta entro un certo tempo. Hooke non rispose,
così dopo diversi mesi Halley visitò Newton e, senza menzionare la discussione
di Londra, gli pose la questione. Newton rispose "Un'ellisse". "Come fai a
saperlo?" "Perché l'ho calcolato ". "Dov'è il calcolo?" "Oh, fra le mie carte";
egli le cercò e le spedì a Halley.
Bandito da Halley, Newton alla fine scrisse tutto il sistema. Gli ci vollero tre
anni ma, nel 1687, il suo libro "Philosophiae Principia Naturalis Mathematica"
(noto come i "Principia") venne pubblicato - "probabilmente la più importante
opera singola mai pubblicata sulle scienze fisiche", per citare Stephen Hawking.
Il libro proponeva una teoria sul moto dei corpi nello spazio e nel tempo -
inoltre delineava la complessa matematica necessaria ad analizzare questi moti.
Il libro proponeva anche una teoria della gravitazione universale, secondo cui
ogni corpo nell'Universo viene attratto verso ogni altro corpo da una forza che
è più forte più sono massicci i corpi e più sono vicini gli uni agli altri. La
stessa forza che fa cadere gli oggetti al suolo.
La fisica non sarebbe mai più stata la stessa; e dato che il libro delineava un
metodo scientifico, un modo di affrontare i problemi, è giusto dire che anche la
scienza non sarebbe mai più stata la stessa.
Leggi del moto di
Newton
Prima legge del moto:
Un corpo permane nel suo stato di moto o di quiete finché su di esso non
interviene una forza esterna.
Questo vuol dire che se una forza dà inizio al movimento di un corpo, allora
esso continuerà a muoversi alla stessa velocità, posto che la forza non agisca
più su di esso. Così il vero effetto di una forza è quello di cambiare la
velocità di un corpo. E se su questo non agisce una forza, allora continuerà a
muoversi in linea retta alla stessa velocità.
Seconda legge del moto:
Un corpo su cui agisca una forza esterna cambierà il suo momento nella direzione
della forza, in modo proporzionale all'intensità della forza agente.
Forza = massa moltiplicato accelerazione:
F = m*a
oppure
a = F/m
In altre parole, un corpo su cui agisca una forza accelererà, o cambierà la sua
velocità, a un ritmo proporzionale alla forza stessa. Da questa legge si può
anche dedurre che maggiore è la massa del corpo minore sarà l'accelerazione;
massa e accelerazione sono quindi inversamente proporzionali.
Terza legge del moto
Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.
Così se spingete una macchina, esercitando una forza sulla macchina per tentare
di muoverla, la macchina "spingerà all'indietro" contro di voi con la stessa
forza che avete applicato su di lei.
Perché 'Meccanica
Newtoniana'?
Fino all'arrivo di Newton gli scienziati avevano lavorato su
problemi individuali, proprio come Keplero lavorò su ognuno dei pianeti
orbitanti intorno al Sole.
Quello che fece Newton fu generalizzare, ossia produrre leggi universali che non
si applicassero a questo pianeta, o a quella roccia, ma a ogni cosa nello stesso
modo. In una delle più radicali generalizzazioni nella storia del pensiero,
Newton riempì l'intero spazio dell'Universo con forze d'attrazione
interdipendenti, per poi descrivere il tutto in termini matematici. Questo
procedimento è noto come "meccanica newtoniana", le leggi di Newton descrivono
il moto dei corpi indipendentemente dalla loro natura.
Non si dovrebbe sottovalutare l'enorme importanza che assunse la sperimentazione
all'interno di questo schema di cose. Senza di essa le teorie non avrebbero
potuto essere verificate.
Per citare il grande uomo stesso:
"Io non so come posso apparire al mondo; ma per quanto mi riguarda ho
l'impressione di essere stato un po' come un bambino che gioca sulla spiaggia,
divertendomi a trovare, qua e là, un ciottolo più liscio o una conchiglia più
bella del solito, mentre il grande oceano della verità si stende inesplorato
davanti a me".
"Spiegare tutta la natura è un compito troppo difficile per un uomo solo e anche
per un'epoca. È molto meglio fare qualcosa con sicurezza e lasciare il resto per
coloro che verranno dopo piuttosto che spiegare tutte le cose".
Il diciassettesimo secolo fu la seconda età eroica della scienza, quando gli
scienziati, incitati da Newton, cominciarono a ricercare leggi universali
semplici. All'improvviso l'Universo si rivelò obbedire a regole scientifiche,
piuttosto che al capriccio di Dio. In uno scambio di battute fra l'imperatore
Napoleone e l'astronomo francese Pierre Simon de Laplace, Napoleone disse che
non riusciva a trovare menzione di Dio nel grande libro di Laplace, "Meccanica
Celeste". E Laplace rispose "Signore, non ho bisogno di questa ipotesi!"
L'idea dell'Universo come macchina cominciò a prevalere; il nostro compito era
di capire le regole di funzionamento della macchina (in altre parole come fosse
costruita). Questo insieme di regole (per la maggior parte scoperte da Newton)
divenne noto come meccanica newtoniana, il sistema meccanico che governa
l'Universo, il meccanismo a orologeria Universo.
Il modello di Universo costruito sulla base della meccanica newtoniana funzionò
bene per 200 anni, fino alla fine del diciannovesimo secolo, quando alcune
strane cose cominciarono ad accadere.
A quali domande
non diede risposta
Newton capì che secondo la sua legge della gravitazione
universale l'Universo, prima o poi, sarebbe collassato. Le stelle, attirandosi
vicendevolmente, sarebbero cadute insieme in qualche punto. Questo lo preoccupò.
Qualcuno vide che la teoria di Newton dimostrava come l'Universo non potesse
essere statico. Ma invece di pensare che si stesse espandendo (o contraendo), si
tentò di modificare la teoria rendendo la forza gravitazionale repulsiva a
grandi distanze. Questo, però, portava a un Universo molto instabile.
Newton era anche preoccupato del fatto che due corpi alla distanza di 93 milioni
di miglia (è il caso del Sole e della Terra) potessero esercitare un'attrazione
uno sull'altro: "Che la gravità debba essere innata, inerente, ed essenziale
alla materia, cosicché un corpo possa agire sopra un altro, a una certa distanza
attraverso il vuoto, senza la mediazione di qualcos'altro, per mezzo e
attraverso cui la loro azione e forza possano essere trasportate da uno
all'altro, è per me una così grande assurdità, che io credo che nessun uomo che
abbia appropriate facoltà di pensiero in campo filosofico, possa mai caderci. La
gravità deve essere causata da qualcosa che agisce costantemente secondo certe
leggi; ma se questo agente sia materiale o immateriale ho voluto lasciare alla
riflessione dei miei lettori."
Il tempo e lo spazio erano assoluti nel sistema Newtoniano, ma ora noi sappiamo
che non è così. Certo Newton intravide i problemi. La mancanza di un livello
assoluto di quiete significa che non si può determinare se due eventi che si
verificano in tempi differenti hanno luogo nella stessa posizione nello spazio.
Diciamo che qualcuno sia seduto davanti a me in treno e lampeggi due volte verso
di me con una torcia elettrica; a me sembrerà che ogni lampo provenga dallo
stesso punto (dalla persona seduta immobile di fronte a me). Ma per un
osservatore esterno, che vede il treno passare, i lampi saranno distanti forse
100 metri uno dall'altro. Questo sembrava andare contro la nozione di spazio
assoluto, e Newton si rifiutò semplicemente di accettarlo.
Altro problema: nel 1865 James Clerk Maxwell riuscì a unificare le teorie
parziali usate fino ad allora per descrivere elettricità e magnetismo. Una delle
sue conclusioni fu che la luce dovesse viaggiare a velocità costante qualsiasi
fosse la posizione dell'osservatore; un'affermazione del genere contraddiceva
apertamente la teoria di Newton, ma nessuno seppe dare una risposta al problema.
(Solo Einstein, nei primi anni di questo secolo, si pose una semplicissima
domanda).
Ma questo sarebbe avvenuto nel futuro. Ed era solo un sussurro di quanto sarebbe
avvenuto!